mercoledì 31 luglio 2013

Staffette, tanti volontari in buona fede ma anche prestanome che coprono traffici

Articolo di Margherita D'Amico 
Fonte:  http://inchieste.repubblica.it

 

Nate per aiutare chi non poteva andare a prendere l'animale nella città dov'era si sono trasformate nell'alibi per spostare lungo la Penisola e all'estero decine e decine di cani e gatti. Spesso in condizioni terribili. Storie di sequestri e omessi controlli

 

 

ROMA - Si definiscono staffette quei trasporti di cani e gatti i cui adottanti, per una ragione o per l'altra, non vanno a ritirare l'animale nel luogo di partenza. Nate dall'iniziativa di gruppi di volontari intenzionati a garantire una sistemazione migliore ai randagi del Sud, sottraendoli alla violenza delle strade o a strutture spaventose, giustificano oggi la circolazione privata e incontrollata di un numero impressionante di animali. Ma dato che non sembra vero alle istituzioni - cui spetta il compito di verificare l'effettiva esistenza di un adottante - di scaricare quest'incombenza alla società civile, le movimentazioni hanno assunto sregolate proporzioni che preoccupano.
Sacrificando giorni festivi e investendo il proprio denaro, molti volontari appassionati accompagnano gli animali anche a distanza di centinaia di chilometri. Comunque in un regime di irregolarità: "In base alla circolare n.33 del ministro Garavaglia, integrativa e interpretativa della legge quadro nazionale 281/91 sul randagismo, le procedure prevedono che l'adottante si rechi presso la Asl di competenza", ricorda Maria Pagano, attivista di Una Ischia. "Il cane dev'essere munito di microchip e intestato subito alla persona che lo adotta. Tanti volontari invece si prestano a intestazioni provvisorie, invece di pretendere che le Asl attuino il proprio dovere attraverso debiti riscontri".


Tanti agiscono in buona fede, trasportando uno o due animali alla volta, a meno di non utilizzare un mezzo omologato per un viaggio diretto. Ma circolano anche mezzi stracolmi di animali, persino cento alla volta, intontiti dai sedativi o del tutto addormentati, ceduti, scambiati lungo la via con altri staffettisti (di qui il termine), recapitati a prestanome.

"Intercettiamo e fermiamo continue spedizioni irregolari, due giusto nel mese di maggio. Una di queste presentava 71 cani e 17 gatti nello stesso veicolo non omologato, la maggior parte sedati", racconta Marco Caterino, coordinatore del nucleo di Guardie zoofile OIPA di Caserta e Provincia. "In quel caso gli animali partivano da Bari, Molfetta, Lecce, Brindisi: ma ogni mese, da Puglia e Campania, ne salgono verso Nord almeno 1.200, spediti da privati e pure dalle sezioni locali di associazioni note". Qualcuno scende a Roma, altri ad Assisi, Genova, Bologna, Chioggia, fino a Trento, se le carte non indicano da subito una destinazione svizzera o tedesca. Lungo il percorso c'è pure chi sale, consegnato sulle piazzole di sosta vicino a caselli o autogrill. Capita qui che gli animali fuggano, perdendosi per sempre, o scompaiano nel passaggio di mano in mano. "Dopo i sequestri disposti dall'autorità giudiziaria accompagniamo sempre cani e gatti agli intestatari", dice ancora Caterino. "Immancabilmente, però, i nomi indicati sui certificati non corrispondono a chi li davvero li adotterebbe. Ci dicono che hanno fornito i dati per fare un piacere all'amico, ma è impossibile risalire a quest'ultimo. Ci capita pure di incontrare staffette eccellenti, è in ogni caso dura interferire con questo sistema. Veniamo coperti di insulti, minacce, anche da parte di soggetti all'apparenza estranei ai fatti".

"La Asl di partenza deve verificare microchip e documento di trasporto dell'animale, ma ha anche il compito di contattare e ottenere un riscontro dalla Asl di arrivo, dove l'esemplare sarà iscritto", dice Rosalba Matassa, coordinatrice dell'Unità operativa per la tutela degli animali, lotta a randagismo e maltrattamenti del Ministero della Salute. "Bisognerebbe garantire precisa tracciabilità. Sovente gli animali si perdono da una regione all'altra, a dispetto dell'anagrafe nazionale - valida solo per i cani. È la somma di quelle regionali, talvolta purtroppo lente o imprecise nell'immettere i propri dati".

"Da tempo mi risultava che un paio dei nostri cittadini fossero iperattivi nella raccolta di animali dai canili, arrivando a prelevare i cani dalla strada, per poi spedirli in adozione al Nord", racconta Daniele Ria, sindaco di Tuglie in provincia di Lecce. "Uno di questi mi chiese un aiuto economico che negai: non aveva titolo per godere di finanziamenti pubblici. Reagì male, mi minacciò. A inizio 2013", prosegue, "si presentarono alcune donne residenti nel Salento richiedendo un nostro cane. La richiesta precisa e insistita mi stupì, ma un assessore del loro Comune mi chiamò per persuadermi, così autorizzai il trasferimento. Quindi,  due o tre mesi fa, animalisti stimabili mi segnalano che una donna residente a Tuglie avrebbe preso dal canile di Conigliano d'Otranto, convenzionato con vari Comuni, quattro o cinque cani. La signora vive in un piccolo appartamento, perciò diedi mandato ai vigili per una verifica. Gli animali non c'erano. Uno, giustificò lei, era morto. Gli altri partiti in adozione. Abbiamo i documenti, sto pensando di attivare un controllo post affido. Ho segnalato la faccenda alle forze dell'ordine ma ammetto di aver incontrato qualche resistenza".

Dicono da Trovatelli 4000, gruppo specializzato nello smistamento di animali principalmente dalla Campania al Nord: "Esistono due tipi di staffetta, quelle improvvisate su furgoni merce e quanto si effettua su mezzi omologati per il trasporto di cani o gatti. Se si vuole partire tranquilli è raccomandabile la seconda ipotesi, benché il noleggio del mezzo sia costoso: fino a mille euro, cui si sommano autostrada e carburante. Gli staffettisti aiutano gli animali e ci guadagnano qualcosina, diventa una forma di lavoro. Gli animali smarriti ai caselli", dicono sempre a Trovatelli, "non sono una leggenda metropolitana, può capitare. Magari, dopo dodici ore di viaggio, il neo proprietario vuol far sgranchire il cane, quello spaventato e scappa".
Secondo Paola Suà, presidente dell'Ugda-Ufficio garante diritti animali: "Staffette ce ne sono di ottime ma andrebbero poste sotto la responsabilità personale di sindaci, direttori responsabili delle Asl. Chi ci mette denaro, fatica, sofferenza, spesso non può permettersi un mezzo omologato. Ogni Asl dovrebbe averne uno e metterlo a disposizione su richiesta".  Aggiunge Paola Tintori, presidente dell'Enpa di Perugia: "Molti staffettisti sono brava gente, a volte ragazzi disperati che lo prendono come una professione, ma poi si ritrovano in situazioni in cui non sanno dove mettere le mani. È un sistema che di sicuro va regolamentato". Mentre per Ilaria Innocenti, responsabile Cani e Gatti per la Lav "tutto dipende dalla serietà di chi effettua le staffette e dalle modalità, dal rispetto degli obblighi di legge relativi alla tracciabilità degli animali e al trasporto. Se l'attività è svolta con le debite garanzie, inclusa l'individuazione di buone famiglie, contribuisce a dare un futuro a tanti cani e gatti del Sud".

"Si pretende che i volontari si sostituiscano alle autorità competenti, cui spetta di effettuare i controlli, attraverso procedure di adozione inventate," fa notare Maria Pagano. "In presenza di una legge che garantisce i randagi, non si vede perché debbano essere alla mercè di chi fa a modo proprio, seppure con le migliori intenzioni. Se un milanese intende adottare il cane disabile siciliano, insomma, deve recarsi in Sicilia: Posto che ci si chiede perché non adotti, in prima battuta, il cane disabile milanese".
(Fonte: http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2013/07/01/news/randagismo_le_staffette-62194555/)

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