lunedì 27 febbraio 2017

Farmaci veterinari, per la detrazione basterà conservare lo scontrino



Secondo l’ultima indagine Adoc per un cane di taglia media si spendono in media 1.800 euro l’anno. Mentre per un gatto si raggiungono anche 800 euro. Si tratta di somme considerevoli che possono pesare sul bilancio domestico. Negli ultimi anni però il governo ha introdotto una serie di agevolazioni fiscali per chi ha un amico a quattro zampe. Scopriamo quali sono questi sconti e come fare per ottenerli.

Le spese veterinarie, anche quelle relative alle medicine, hanno trovato spazio da quest'anno nella dichiarazione precompilata. I contribuenti trovaranno già inseriti i dati degli acquisti effettuati nelle farmacie. E l'Agenzia delle Entrate, con l'arrivo di questa novità, ha deciso che basterà conservare lo scontrino parlante e non servirà più la ricetta.

Tra le spese detraibili rientrano:
     - Spese per prestazioni professionali del veterinario (circolare n. 207/E/2000 dell’Agenzia delle Entrate);
   - Spese per l’acquisto dei farmaci per gli animali prescritti dal veterinario (circolare n. 55/E/2001), ivi compreso i medicinali ad uso umano oppure i medicinali veterinari commercializzati in altri Stati Ue o preparati dal farmacista;
     -  Spese per analisi di laboratorio ed interventi presso cliniche veterinarie.

Dal 1 gennaio 2016 la platea dei soggetti interessati all'obbligo della trasmissione telematica dei dati è estesa anche alle strutture autorizzate alla "vendita al dettaglio dei medicinali veterinari" che, come previsto dalla legge di Stabilità 2016, sono quindi tenute a comunicare al Sistema tessera sanitaria (Sts) le spese, in questo caso quelle veterinarie, sostenute dai cittadini, ai fini della predisposizione della dichiarazione dei redditi precompilata.

Come precisato nel documento dell'Agenzia delle Entrate,  è possibile detrarre dall'Irpef il 19% delle spese veterinarie sostenute nell'anno, fino ad un importo massimo di 387,34 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro (Cfr. circolare n. 207 del 2000). Il limite di detraibilità è unico per tutte le spese veterinarie sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti. La possibilità di portare in detrazione tali esborsi, è inoltre limitata alle sole spese veterinarie sostenute per la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva come cani, gatti, conigli, volatili in gabbia ma anche cavalli da corsa mentre non sono detraibili le spese per la cura di animali destinati all'allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare e di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell'esercizio di attività commerciali o agricole, né in relazione ad animali utilizzati per attività illecite.

Chi cerca di farsi detrarre una spesa veterinaria senza averne però il diritto rischia sanzioni per “indebita detrazione” o una multa per la mancata regolarizzazione del possesso dell'animale (nei casi in cui la legge invece lo prescrive). Dal 2016 molti Comuni italiani hanno introdotto uno sconto sulla Tari – la tassa sui rifiuti - per chi adotta un cane al canile. Si tratta di uno sgravio che dura tre anni dal momento dell’adozione. Per sapere se il proprio Comune prevede questo sconto, bisogna chiamare l’ufficio tributi della città in cui si vive o consultate il sito ufficiale del proprio Comune.

Non sono detraibili invece le spese per l’acquisto di mangimi speciali, così come risultano non ufficialmente detraibili i medicinali veterinari vendibili senza ricetta e quelli acquistati presso negozi di animali, come ad esempio i disinfestanti per uso esterno o gli antiparassitari, perché tali prodotti non sono classificati come farmaci veterinari da parte del Ministero della Salute.



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